La mostra prosegue con altri esempi del virtuosismo di Mueck, come la bizzarra Woman with sticks, 2009, una piccola figura femminile completamente nuda, che, il volto segnato dalla fatica, carica di bastoni e ramoscelli, è intenta in un’attività misteriosa. This little piggy, 2023, è invece un work in progress che getta luce sulla tecnica dell’artista, che di recente, sull’isola di Wight dove si è ritirato a vivere, ha cominciato a realizzare gruppi scultorei complessi. In Triennale, per la prima volta, presenta il modello in argilla di un lavoro che verrà poi realizzato in vetroresina e silicone e dipinto a mano: ispirato al romanzo Pig Earth di John Berger, ritrae cinque uomini impegnati nella macellazione di un maiale.
Il percorso si conclude con En garde (2023): tre cani giganteschi, neri come la notte. La loro figura stilizzata, lontana dall’iperrealismo delle altre opere, esprime potenza, aggressività, minaccia.
Custodiscono l’ingresso dell’Ade come il cane Cerbero?
Anche in questo caso, nulla sappiamo e tutto immaginiamo.
Questo approfondimento è tratto dal n. 604 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.
Com’è naturale, alcune artiste si avvicinano alla fotografia attratte dalla potenza del mezzo e dalla possibilità di manipolarne i supporti, le stampe, di lavorare con le luci e le esposizioni. Le capacità espressive del mezzo sono sempre state numerose ma non bisogna credere, anche oggi che la fotografia si è ricavata un suo spazio, che essa sia un compartimento ermetico, una camera chiusa che non influenza e si fa influenzare dai fenomeni culturali in fermento. Imogen Cunningham (1883-1976) ad esempio fu molto vicina al suo tempo, ritraendo i volti di artisti, intellettuali e musicisti entrati nella storia della cultura: da Frida Kalho a Dorothea Lange, Gertrude Stein, Sherwood Anderson e Cary Grant. Ma la sua passione furono le fotografie di botanica, tra cui il suo lungo studio sui fiori di magnolia.
Dora Maar (1907-1997), artista di origine croata inghiottita dal vortice creativo parigino del Surrealismo e di Brassaï, con la sua Rollerflex ha attraversato gli anni Venti. Spesso è ricordata, più che per i suoi lavori fotografici di matrice surrealista, per essere stata la compagna di Pablo Picasso sino al 1943.
In Sudamerica rilevante fu la figura di Grete Stern (1904-1999). Lei ed il suo compagno, Horacio Coppola, sono considerati due precursori della fotografia modernista sudamericana; così come in ambito ricerca si ricorda la recentemente scomparsa Helena Almeida (1934-2018). Artista dedita all’uso espressivo attraverso il mixed media, ha trovato nella fotografia la possibilità di oltrepassare i confini delle stesse comics, definizioni di spazio e luogo, di corpo e immagine, sperimentando dal “design al cinema, dalla pittura alla fotografia alla scultura, dall’architettura alla performance”. Nel 1969 espose una fotografia in bianco e nero di se stessa avvolta in una tela da pittore, le braccia aperte e lo sguardo in basso, a ricordare un Cristo al femminile che porta la Croce.
Vivian Maier (1926-2009), pioniera della Street photography, lavorò come bambinaia per alcune famiglie benestanti americane. Gli scatti a Chicago e Los Angeles e gli autoscatti in strada eseguiti sempre attraverso le superfici riflettenti... Un’intera umanità ha transitato sotto la macchina fotografica di Vivian Maier. I suoi lavori mostrano l’intelligenza, la sagacia e la grande attenzione posta nella scelta delle inquadrature e dei soggetti. I negativi della fotografa, che arrivano sino agli anni Novanta e comprendono oltre 100.000 supporti, furono comprati a un’asta dal figlio di un rigattiere, John Maloof, che ne divenne successivamente divulgatore e ne ricostruì la biografia, altrimenti inesistente. Una considerazione interessante è che la Maier, riscoperta negli ultimi anni grazie anche ad alcune importanti mostre, non poté mai permettersi di vedere stampati i molti rullini e quindi anche le stesse immagini catturate con il suo obiettivo.
Medie e grandi dimensioni, olio e acrilico ma anche vernice spray su lino. Dal 2 dicembre al 4 febbraio 2024 la pittura di bn+BRINANOVARA fa bella mostra di sé nella galleria The Address (tel. 333-6800755), tra irrequietudine gestuale da un lato, e un accurato processo di analisi e di riflessione sui maestri del passato dall’altro.
Il duo, formatosi nel 2017, è composto da Giorgio Brina e da Simone Novara. Già finalisti al Premio Francesco Fabbri (2022) e al Premio Lissone (Museo d’arte contemporanea di Lissone, 2019), sono stati tra i venti artisti selezionati per il 22° Premio Cairo. Entrambi milanesi e della medesima generazione, hanno formazioni differenti. Il primo, classe 1993, ha frequentato l’Accademia di Brera. Il secondo, nato nel 1994, ha studiato al Politecnico di Milano e al Wimbledon College of Art di Londra.
I prezzi vanno da 1.200 (cm 30x30) a 7.500 euro (cm 207x190).
Yayoi Kusama: Infinito Presente
Fireflies on the water, 2002, una delle Infinity rooms più suggestive di Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929), arriva a Palazzo della Ragione (www.theblank.it). Proveniente dal Whitney Museum di New York, l’installazione immersiva, che incanta grazie a specchi, luci e a un piccolo laghetto su cui ci si può affacciare, è stata prorogata fino al 21 aprile 2024.