To Reflect an Intimate Part of the Red, opera di Anish Kapoor in mostra a Palazzo Strozzi a Firenze
Palazzo Strozzi
To Reflect an Intimate Part of the Red, opera di Anish Kapoor in mostra a Palazzo Strozzi a Firenze
Le donne e la fotografia
Museum of Modern Art, New York
Dorothea Lange White Angel Bread Line, San Francisco 1933
Rosso di cera

A dialogare con Endless column è un’installazione altrettanto spettacolare, una versione della quale era stata presentata nel 2009 nella grande mostra di Kapoor alla Royal Academy di Londra: Svayambhu (2007) consiste di un gigantesco blocco di cera rossa che, scorrendo su un binario lungo una ventina di metri, grazie a un motore nascosto si muove lentamente avanti e indietro attraverso un portale in pietra tra due sale del palazzo, depositando al suo passaggio una scia di materia morbida, color sangue. Un’opera che suggerisce una moltitudine di associazioni: l’oscillare lento e inesorabile di un pendolo gigantesco, metafora dello scorrere del tempo; il faticoso avanzare di un vagone ferroviario, a simboleggiare uno “scambio” tra culture diverse (l’Oriente e l’Occidente hanno entrambi avuto un ruolo fondamentale nella formazione dell’artista) o tra poli opposti come ordine-caos, interno-esterno, naturale-artificiale, vuoto-materia, che costituiscono la cifra stilistica dell’arte di Kapoor. Il titolo, Svayambhu, è un termine sanscrito che significa “sorto da se stesso” e nell’induismo e nel buddismo è un attributo della divinità: simbolo di nascita e di violenza, allusione alla massa primordiale da cui ha avuto origine l’Universo. Dice Galansino, «Svayambhu è il corrispettivo delle immagini acheropite cristiane, create senza l’intervento di una mano umana, ma impresse miracolosamente su un supporto».

Il non oggetto

Nelle sale successive prosegue il dialogo serrato tra Kapoor e il Rinascimento: «In particolare, mi sono confrontato con le due grandi innovazioni: la prospettiva e il drappeggio del tessuto». Sono infatti esposti alcuni lavori di forma circolare e di colore nero (Non-object black, 2015, Untit- led, 2023, Dark brutal, 2023) che presentano protrusioni, fori o cavità: al nostro passaggio, le forme degli oggetti mutano, si dissolvono, la terza dimensione svanisce come per magia.

Spiega l’artista:

«Nella pittura rinascimentale le pieghe dei tessuti rappresentavano l’essenza dell’essere umano. Da otto anni utilizzo il Vantablack, un materiale ottenuto grazie alle nanotecnologie del carbonio, talmente profondo da assorbire oltre il 99,9 per cento delle radiazioni luminose. Se applicato su una piega, questa scompare. La domanda dunque è la seguente: questo oggetto è reale o è una finzione? Il nero mi offre la possibilità di portare l’oggetto oltre l’essere».

 

Dice Galansino: «Utilizzando il rivoluzionario materiale, Kapoor ha proseguito la sua ricerca di lunga data dedicata al “non-oggetto”, che annulla ogni confine tra pittura e scultura». La mostra continua con una serie di lavori che appaiono, a prima vista, quanto di più lontano si possa immaginare rispetto alle opere “minimal” realizzate con il Vantablack e all’oggetto “immateriale”, ma che pure ritornano sul tema del rapporto tra pittura e scultura. Al centro della sala la scultura A blackish fluid excavation (2018), enorme “ferita” realizzata in acciaio e resina, è circondata da drammatiche forme organiche in silicone e vernice rosso sangue dai titoli evocativi (First milk, 2015, Tongue memory, 2016, Today you will be in paradise, 2016), masse viscerali dilaniate, che sembrano contorcersi e pulsare e che ricordano i quarti di manzo dipinti da Chaïm Soutine negli anni Venti.

Riflessi

Infine, una suggestiva “galleria degli specchi”, di cui l’incantatore Kapoor è grande maestro, offrono ulteriori esempi di quella smaterializzazione dell’oggetto cui tende la sua ricerca. Affacciandoci in opere in acciaio inossidabile di estrema perfezione formale come Vertigo, 2006, Mirror, 2018, e Newborn, 2019 (quest’ultimo un omaggio al capolavoro omonimo di Brancusi del 1915), i nostri riflessi appaiono capovolti, si contorcono, si dilatano, si sciolgono proprio come la cera di Svayambhu. E torna anche il gioco tra gli opposti: concavo-convesso, interno-esterno, caos-armonia. Nell’ultima sala, ecco Angel, un’installazione del 1990 che fa della contraddizione e della dialettica tra fisicità e trascendenza il suo punto di forza: pesanti lastre in ardesia, ricoperte con strati di intenso pigmento blu oltremare, evocano un’idea di leggerezza, quasi fossero i frammenti delle ali di un angelo. Proprio ciò che è irreale e illusorio, ci suggerisce Kapoor, fa parte della natura dell’uomo: «Untrue unreal, l’inverosimile e l’irreale sono l’essenza della condizione umana e del suo mistero».

Questo approfondimento è tratto dal n. 603 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore

Cover Arte novembre 2023
Cairo Editore
Cover Arte novembre 2023
Info pratiche sulla mostra

ANISH KAPOOR.
Firenze, Palazzo Strozzi (tel. 055-2645155).
Fino al 4 febbraio 2024. Catalogo Marsilio Arte.

Quali opere e artisti in mostra a Palazzo Blu di Pisa

Tra le opere clou, alcune tele di Chagall, Dalí, Duchamp, Kandinskij, Miró e Picasso. A cui si aggiungono lavori di artisti mai esposti a Pisa: Matisse, Mondrian, con le sue tele astratte tra cui Composizione con blu e giallo, Max Ernst e Paul Klee, presente con Prestidigitator (1927) e But the red roof, del 1935.