Cecilia Alemani, curatrice della 22° edizione della Biennale di Venezia
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Cecilia Alemani, curatrice della 22° edizione della Biennale di Venezia
L'opera di Giulia Cenci, vincitrice del 21° Premio Cairo
Premio Cairo
L'opera di Giulia Cenci, vincitrice del 21° Premio Cairo

Andra Ursuta: arte fantasicentifica

Quest’ultima, alla sua terza Biennale (lavora con David Zwirner e Massimodecarlo), ha dimostrato di essere una delle personalità più significative, realizzando corpi cyborg in cristallo e tecniche 3D, sculture multiformi non prive di elementi distopici e fantascientifici. Ma la manifestazione lagunare con le sue tante scoperte ha rappresentato uno straordinario laboratorio che ha permesso di rimettere al loro posto le pedine sulla scacchiera:

«Ho realizzato un lungo lavoro di ricerca durato più di due anni con lo scopo di correggere la parzialità di una visione distorta e per molte artiste la Biennale ha fatto da cassa di risonanza. Come diceva Mirella Bentivoglio, tra le prime in Italia a organizzare rassegne di sole donne (a Venezia una delle sezioni storiche era ispirata alla sua mostra del 1978 Materializzazione del linguaggio), ciò che prima mancava non era la qualità ma soltanto l’informazione».

Andra Ursuta alal 22° Biennale di Venezia
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Andra Ursuta alal 22° Biennale di Venezia

Nell’ambito di quelle artiste che, secondo Alemani, possono essere definite ecofemministe per la capacità di esplorare gli archetipi in un contesto dove si dissolvono i confini della contemporaneità e i materiali primari vanno incontro a una progressiva trasformazione, si distinguono le grandi installazioni immersive fatte di terra della colombiana Delcy Morelos (da quest’anno la rappresenta Marian Goodman), gli arazzi della tunisina Safia Farhat o i vasi antropomorfi in ceramica della keniana Magdalene Odundo. Di particolare interesse anche l’indiana Mrinalini Mukherjee che solo nel 2019, quattro anni dopo la morte, è stata celebrata dal Met Breuer di New York nella prima mostra pubblica in America. Le sue sculture morbide appese al soffitto, realizzate con tessuti artigianali tinti con pigmenti vegetali, assumono un aspetto ambiguo e transitorio con rappresentazioni che evocano le antiche divinità mantenendo intatta una forte carica sensuale.

Elsa Schiapparelli

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Mrinalini Mukherjee al Met Breuer di New York
Karl Steel via Flickr
Mrinalini Mukherjee al Met Breuer di New York
Simone Leigh, Brick House
Thomas Molck via Flickr
Simone Leigh, Brick House

Questo approfondimento è tratto dal n. 603 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore