Dal 26 ottobre al 24 novembre 2023 la Fondazione Mudima ospiterà nei suoi spazi milanesi la mostra di Alfonso Borghi, I colori raccontano, a cura di Jean Blanchaert.
La personale raccoglie una trentina di opere di recente produzione; oltre ai dipinti materici e alle grandi tele monocromatiche, saranno presenti anche alcuni pannelli e boule in ceramica creati nella fucina delle Ceramiche San Giorgio, ad Albissola.
Alfonso Borghi, maestro dell’espressionismo astratto, ceramista e incisore, colpisce per l’energia e la forza della sua produzione artistica. I colori vividi e potenti diventano materia dando un senso tridimensionale alla tela: il rosso vermiglio, il blu oltremare, l’ocra, il verde smeraldo e il bianco che racchiude in sé la forza di tutte le componenti cromatiche presenti in natura, costituiscono il punto di forza della sua opera.
L’artista campeginese immagina nuove narrazioni, affidando al colore e alla materia suggestioni poetiche (Arthur Rimbaud, Vocali) e visioni che si svelano nei titoli delle opere in mostra: E-bianca, I-rossa, O-blu, Finestre a Monterosso, Luci sui muri di Parma, Liguria, me ne vado per le strade strette e buie.
I colori di Alfonso Borghi raccontano; raramente si esprimono con toni spenti, sembrano in preda a una frenesia, come se l’artista non potesse arrestare il loro incedere verso il colore puro, nell’evocazione di una visione guidata insieme dall’occhio e dalla mano.
Questa nuova mostra nasce dall’innata attrazione di Shoko per gli alberi, soprattutto nei confronti dei venerabili “patriarchi arborei” che sopravvivono nelle aree sacre in prossimità dei templi giapponesi. Quando viene varcata la soglia di uno di questi spazi sacri, racconta l’artista, si percepisce qualcosa di speciale: un cambio degli umori atmosferici, un afflato spirituale, il manifestarsi di una presenza.
Spesso, se le condizioni ambientali risultano favorevoli, gli alberi possono avere delle vite infinitamente più lunghe di quelle umane, e in Giappone esiste una specifica cerimonia, denominata Tobusatate (とぶさたて), che viene celebrata quando un albero viene abbattuto per fornire il legname per la costruzione di un santuario o di un torii, il caratteristico portale che segna l’accesso ad un’area sacra. Il rito prevede che un ramo prelevato dall’albero venga inserito al centro del ceppo principale: infine si ringrazia l'albero per averlo potuto utilizzare. Le opere qui in mostra sono appunto ispirate a questa pratica rituale, dove la pittura viene stesa direttamente su sezioni di hinoki – il cipresso giapponese, un albero considerato sacro – e la composizione pittorica viene calibrata in corrispondenza del centro del tronco, poiché anche questo particolare è importante nella cerimonia sacra del Tobusatate. I materiali fittili sui quali sono state eseguite le pitture provengono direttamente dal Giappone, e più precisamente da Nishikawa Baum, un'azienda forestale di Hanno, nella prefettura di Saitama, che l’artista ringrazia sentitamente.
È utile ricordare che, oltre allo Statuto dell’Artista promosso dall’Unesco, nel 1997 è stato approvato per iniziativa del Parlamento Europeo, in sede di commissione, il cosiddetto “Statuto Sociale degli Artisti”, che riprende in gran parte le raccomandazioni dell’Unesco, ma adattate al contesto comunitario. Una iniziativa che mira a fornire perciò una carta comune delle priorità da applicare nei Paesi della Comunità Europea, per salvaguardare la posizione lavorativa degli artisti professionisti.
Questo Statuto sociale risulta meno rappresentativo e vincolante della raccomandazione dell’Unesco, in quanto il regolamento costituisce solamente una serie di inviti volti ai Paesi membri, affinché si avviino politiche e attività normative ispirate ai principi di sostegno culturale. L’iniziativa del Parlamento Europeo è volta soprattutto a individuare i rischi di una fuga di creatività e di talenti, incoraggiando mediante incentivi a rimanere o a rientrare nel territorio degli Stati membri. Questi argomenti hanno le proprie radici nella convenzione dell’Unesco e nel supporto del proprio statuto, per cui la loro funzione è vaga e poco incisiva. Molto più determinante anche sul piano del linguaggio adottato, in quanto non realizzato dai parlamentari, ma dagli artisti stessi, è lo Statuto dell’Artista promosso dall’Unesco. Fino ad ora non vi è stata, da parte della Commissione UE, la realizzazione di un manuale pratico e comprensibile destinato agli artisti europei, che contenga almeno le disposizioni in materia di assicurazione e malattia, disoccupazione e pensionamento, in vigore a livello nazionale ed europeo. Solo alcuni Paesi del Nord Europa, quali la Danimarca, l’Olanda, la Svezia e la Norvegia, hanno attinto da questa iniziativa forme di tutela nei confronti degli artisti. In Italia, poco o nulla di questa raccomandazione è stata accolta in genere dal Ministero dei Beni Culturali e i nostri artisti si trovano spesso in difficoltà, non solo economiche, ma anche burocratiche e amministrative.